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Storia: I personaggi

Felice Orsini

Innumerevoli biografie hanno cercato di fare chiarezza su questo misterioso avventuriero che caratterizzò il secolo dei Lumi.

Felice Orsini

Taumaturgo, «amico dell’Umanità», cultore e divulgatore delle scienze esoteriche oppure scaltro imbonitore, comune ciarlatano?
Nacque a Meldola, in provincia di Forlì, il 10 dicembre 1819 da Andrea Orsini, iscritto alla carboneria e già ufficiale di Napoleone durante la campagna di Russia.

A nove anni, a causa dello sfratto che subì il padre, venne affidato alle cure dello zio Orso, ricco commerciante di Imola che lo avviò agli studi e ad una educazione severa e onesta.

Ebbe una vita piuttosto turbolenta. Già da bambino mostrò la sua indole liberale e rivoluzionaria, fuggendo ad Ancona per arruolarsi nelle truppe francesi, che si supponeva fossero venute a liberare la Romagna dal dominio papale e  successivamente, per breve tempo, entrò in un convento di gesuiti.

Si avviò agli studi in legge e filosofia a Bologna dove si laureò nel 1843. In questa città entrò in contatto con gli iscritti alle società segrete liberali.

Nel 1844 un suo caro amico, Eusebio Barbetti, venne arrestato, perquisito gli venne trovato indosso un piano rivoluzionario scritto dalla mano di Felice Orsini. Di lì a poco, quindici gendarmi pontifici misero a soqquadro la casa dell’Orsini arrestando lui ed il padre. Rinchiuso nel carcere bolognese di San Giovanni in Monte, Orsini iniziò la sua movimentata vita da recluso. Bologna, Pesaro, Urbino e, dopo sei giorni, il primo giugno, ammanettato e scortato da 24 soldati, venne trasferito nella fortezza di San Leo, insieme al padre e ad altri patrioti romagnoli. Così il detenuto ricorda: «Il Forte di San Leo… sorge maestosamente sul picco di altissimo monte di macigno, ed ha forma triangolare… destinato a racchiudere i condannati incorreggibili e i rei di delitti politici… Dopo una rigorosa perquisizione… il comandante… ci fece mettere tutti insieme in una segreta detta Spicco… un sacco di paglia, una coperta di lana… L’aria vi è purissima, ma il freddo si fa sentire assai per tempo e l’acqua potabile essendo di cisterna è cattiva. Le segrete orribili, anguste, con mura spesse più di un metro e con finestre su tre decimetri di lato… Il tempo era lungo…”.
Nel settembre 1844 venne sventato un tentativo di evasione di tutti i detenuti politici da San Leo, fuga che doveva avvenire alla domenica, con la complicità di alcuni carcerieri corrotti, quando la maggior parte della truppa era in città. I patrioti romagnoli «si dimostrarono disposti più volte a farci evadere: erano giunti persino a poter introdurre tutto che fosse stato necessario.» Lo scopo dell’evasione era probabilmente quello di dar vita ad una vera e propria rivolta in tutta la Romagna.
Processato a Roma, la sua condanna di carcere a vita si trasformò in grazia, con il pontefice Pio IX.
Gli anni che seguirono, (a parte i successi di Ancona ed Ascoli dove venne nominato commissario civile e militare per riportare l’ordine dal brigantaggio,) furono costellati di tentativi di moti insurrezionali messi a punto con Mazzini e altri patrioti, ma a causa delle sue idee, Mazzini lo allontanò da sé e dai Mazziniani. Orsini cercò quindi l’appoggio dello statista Cavour al quale offrì i suoi servigi senza però ottenere risposta.

Iniziò il suo lungo peregrinare tra città italiane ed europee come rivoluzionario e carcerato in Ungheria, a Vienna, a Mantova dal quale carcere riuscì a fuggire con una evasione roccambolesca. Il 10 marzo del 1855, dopo molti incidenti che hanno del leggendario, Orsini si calò dall’altezza di 29 metri saltando nel fossato da cui ripartì la mattina seguente. Arrivato in Francia, si mise a promuovere la cessazione dell’intervento francese negli Stati Pontifici.
Dal silenzio in cui si trovò circondato maturò l’insano ed eclatante attentato contro Napoleone III ritenuto responsabile del fallimento dei moti rivoluzionari italiani del 1848-49.
Il 14 gennaio 1858, con alcuni complici gettò tre bombe contro la carrozza dell’imperatore che stava recandosi al Teatro dell’opera. L’attentato che vide l’utilizzo di particolari ordigni esplosivi, definiti “Bombe Orsini”, causò la morte di 8 persone ed il ferimento di 156, mentre Napoleone rimase incolume.
Incarcerato, Felice Orsini venne ghigliottinato a Parigi il 13 marzo 1858, (da eroe per le parole scritte al sovrano francese: “… Sino a che l’Italia non sarà indipendente, la tranquillità dell’Europa e quella Vostra non saranno che una chimera. Vostra Maestà non respinga il voto supremo d’un patriota sulla via del patibolo: liberi la mia patria e le benedizioni di 25 milioni di cittadini la seguiranno dovunque e per sempre”.)

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