Pur non essendo in possesso di fonti in grado di attestare
l’anno in cui i romani giunsero in questo luogo, possiamo affermare che,
fin dal III secolo, essi costruirono una fortificazione sul punto più
elevato del monte, ma non monirono l’abitato di cinta murarie poiché la
rupe è di per sé inaccessibile da qualunque lato.
Sul finire del III
secolo, giunsero nel Montefeltro, dalla Dalmazia, Leone e il compagno
Marino, ai quali si deve la diffusione del cristianesimo che si propagò
rapidamente in tutta la regione circostante, fino alla nascita della
Diocesi di Montefeltro. Leone è considerato, per tradizione, il primo
Vescovo di Montefeltro, anche se l’istituzione della Diocesi risale,
probabilmente, al periodo fra VI e VII secolo, quando San Leo venne
eretta a città (il primo vescovo è documentato soltanto nell’826). La
circoscrizione ecclesiastica facente capo a Montefeltro comprendeva un
territorio prevalentemente collinare e montuoso, distribuito tra le
Valli del Savio, Marecchia, Conca e Foglia (a parte alcune mutazioni,
l’antica Diocesi sopravvive oggi con l’intitolazione di San
Marino-Montefeltro).
Sull’originario sacrario edificato dallo stesso
Leone che la tradizione vuole abile tagliatore di pietre, sorse la
Pieve, dedicata al culto orientale della Dormitio Virginis. L’edificio,
costruito in epoca carolingia e rimodernato in età romanica, raccoglie
intorno a sé il nucleo della città medievale. Dopo il VII secolo,
accanto alla Pieve, fu innalzata la Cattedrale, consacrata al culto del
Santo Leone. Nel 1173 essa venne completamente rinnovata, nelle forme
romanico-lombarde, e unita alla possente torre campanaria di probabile
origine bizantina. Il nucleo della città sacra, composto dal Palazzo
Vescovile e dalla residenza dei Canonici, veniva così a costituire un
vero e proprio agglomerato urbano, la civitas Sanctis Leonis, arricchita
di altri edifici dalla dinastia dei Montefeltro stabilitasi a San Leo a
metà del 1100. Non a caso essi, discendenti della progenie dei Conti di
Carpegna, assunsero il titolo ed il nome proprio dall’antica
città-fortezza di Montefeltro-San Leo.
Il centro medievale conserva
gli edifici romanici, Pieve, Cattedrale e Torre Campanaria, mentre i
palazzi residenziali hanno subito numerose trasformazioni principalmente
durante il periodo rinascimentale. L’abitato storico si estende intorno
alle chiese che affacciano sulla piazza centrale, intitolata a Dante
Alighieri, ed è composto da numerosi edifici: il Palazzo Mediceo
(1517-23), la residenza dei Conti Severini-Nardini (XIII-XVI sec.), il
Palazzo Della Rovere (XVI-XVII sec.), la Chiesa della Madonna di Loreto e
abitazioni costruite fra il XIV e il XIX secolo.
Distanziata
dall’agglomerato urbano, per evidenti ragioni difensive, è la Fortezza
di Francesco di Giorgio Martini. Il primitivo nucleo altomedioevale, in
cui dal 961 al 963 era stato assediato Berengario Re d’Italia da Ottone I
di Germania, venne ampliato tra XIII e XIV secolo, quando i Malatesta
riuscirono a sottrarre San Leo ai Montefeltro. Il Mastio medievale,
difeso dalle quadrangolari torri malatestiane, venne definitivamente
ridisegnato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini per
volere di Federico da Montefeltro nel 1479. Egli escogitò la doppia
cortina tesa in punta fra torrioni circolari forgiati di beccatelli, la
munì del grande rivellino rivolto a sud, al di sotto del quale pose una
caratteristica casamatta.
La nuova forma prevedeva una risposta al
fuoco secondo i canoni di una controffensiva dinamica che potesse
garantire direzioni di tiri incrociati, da qualunque parte provenisse
l’attacco. La fortezza fu protagonista di importanti vicende guerresche
durante il periodo rinascimentale: fu sottratta per pochi mesi ai
Montefeltro dal duca Valentino nel 1502 e ai Della Rovere delle truppe
medicee nel 1517. Con la devoluzione del ducato urbinate al dominio
diretto dello Stato Pontificio (1631), la rocca perse il suo carattere
di arnese da guerra e fu adattata a carcere. Nel 1788, essendo le
carceri della Fortezza di San Leo per la loro forma e situazione molto
insalubri e minacciando uno di quei Baluardi imminente ruina, Giuseppe
Valadier, nominato da Pio VII architetto dello Stato della Chiesa, fu
incaricato di apportare all’intera struttura le necessarie migliorie.
Dal 1791, fino alla morte avvenuta il 26 Agosto 1795, vi fu rinchiuso
Giuseppe Balsamo, noto come Alessandro conte di Cagliostro, uno dei più
enigmatici ed affascinanti avventurieri dell’età dei Lumi.
Con l’avvento dell’Unità d’Italia, San Leo non fu oggetto di riadattamento urbanistici, mantenendo inalterato l’impianto urbano.
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